Se è per questo anche ai cittadini mancano tante cose. Sopratutto i soldi in questo periodo poco promettente per la maggior parte delle persone.

Il presidente Cota diffonde il comunicato amaro che dal bilancio regionale, in preparazione in questi giorni, manca un miliardo.Non che la Regione Piemonte faccia la fame: anzichè undici saranno solo dieci.

Ed ecco l'elenco dei settori che si devono preparare a tirare la cinghia, qualcuno magari anche le cuoia.A nessuno dei consiglieri dell'opposizione è venuto in mente di far notare che lo stipendio del Presidente ammonta a non meno di ventimila euro al mese essendo il suo compenso agganciato a quello dei deputati. I consiglieri si "accontentano" di poco meno e per questo non se la sognano di aprir bocca dagli scranni di Palazzo Lascaris.

Se la cultura, la formazione, i servizi sociali e lo sviluppo industriale dovranno farsi piccoli e altri aspetti dell'organizzazione amministrativa dovranno fare a meno di qualche contributo, non è che sia poi una previsione cosi scandalosa visto l'abuso chè è stato fatto in passato con consulenze assegnate a pioggia ad ogni tipo di esperto in qualcosa.

E' invece grandemente scandaloso che nessuno di questi miracolati eletti dal popolo sovrano si sia fatto un esame di coscienza, almeno fino ad ora.

In questo afoso ottobre primaverile alla mattina presto si vede la nebbia che si infila per le strade. Ed ecco il grigio-torino, quello delle ex fabbriche, degli scioperi, dei tram che piaceva tanto ai Signori che stanno dall'altra parte (un po meno a chi tutte le mattine timbrava il cartellino in corso Settembrini) e che torna di moda per gli appassionati del low profile.

Si, ma non c'è da stare allegri : su queste pagine virtuali si era già ipotizzata la mancata riapertura post-agostana di due aziende su dieci aspettando un fine anno col botto: i dati stanno drammaticamente confermando la visione di Pensiero Italia.

La Lear di Grugliasco, storico fornitore FIAT, fa i conti con 464 esuberi su 579 lavoratori, l'Alenia (finiti gli stanziamenti pubblici che l'hanno alimentata per decenni) si trova incapace di reagire alla crisi per mancanza di visione d'insieme e autonomia decisionale e perde 323 addetti tra gli stabilimenti di Corso Marche e di Caselle.La notizia della chiusura della produzione di Pininfarina che lascia per strada 127 persone impiegate nello stabilimento di San Giorgio Canavese chiude solo il bilancio di quest'ultima settimana.

L'elenco dei decessi industriali è destinato ad allungarsi : troppi imprenditori della provincia di Torino hanno investito tutto sul monocliente FIAT concedendosi il lusso di fare soldi negli anni settanta e ottanta solo grazie alle garanzie di terze persone.

I costi : per fortuna che il munifico stato italiano (evidentemente si considera in stato di grazia rispetto agli altri paesi dell'eurozona) concede ai lavoratori stritolati dalla crisi la possibilità di usufruire di cassa in deroga per un periodo che va dai 48 ai 55 mesi di ammortizzatori sociali. Ma tutto ciò sta costando alla collettività 65 milioni di euro provenienti 50 milioni dal fondo sociale dello stato e il resto dalla Regione Piemonte. Giudichi chi sta fuori dal giro della protezione sociale e quindi paga di tasca propria le tasse per mantenere questo sistema, se non conviene chiudere aziende incapaci da anni di stare sul mercato o continuare a tenerle in vita come malati terminali per paura della guerra civile.

Ed ecco gli striscioni rossi delle sigle sindacali vecchie di cinquant'anni che, tardivi, tornano nei viali alberati della nostra bella Città, il cui sindaco pare che dopo i suoi primi cento giorni a palazzo civico si sia già guadagnato la coroncina di "primo cittadino più amato d'Italia". Ci piacerebbe sapere da chi.

Che brutta locuzione. Postolimpico è' un neologismo straziante che si trascina nelle valli morte del Piemonte dal Marzo 2006, il giorno dopo la fine delle olimpiadi invernali.

Eh si..piste di bob, trampolini, strutture ricettive, infrastrutture di vario tipo inutilizzate che cascano a pezzi. Ma ora arrivano 40 milioni di euro e allora vai col comitato per gestire il tesoretto e smantellare gli impianti obsoleti perchè inutilizzati, causa la totale incapacità degli amministratori pubblici di organizzare una sola gara di sci per pensionati negli ultimi cinque anni. Complimenti !

In compenso ora PdL e PD (PdL senza la L) si stanno spartendo i posticini per occuparsi del problema quando farebbero bene ad occuparsi della ricostruzione anziché della demolizione per la quale basterebbe contattare una qualunque società lituana o bielorussa che lo farebbe certamente gratis, tenendo per se i materiali recuperabili e costruendo qualcosa di intelligente in quei paesi, che vogliamo considerare ancora arretrati quando sono quindici anni avanti a noi. Viva l'Italia, viva gli italiani !

Negli uffici torinesi di Equitalia tira aria brutta, da maschera antigas. E' il segnale che la gente si è rotta le scatole di esser presa di mira dal fisco solo perchè nota e rintracciabile in quanto ha sempre pagato fino all'ultimo centesimo, mentre gli evasori (quelli veri) cambiano identità, città, stato e continuano a fare la bella vita di sempre.

Intanto chi ha cercato di smontare l'indagine sulle responsabilità dei nomi presenti nella lista Falciani si può mettere il cuore in pace: il procuratore Caselli, che non è nato su una pianta di banane, ha deciso di andare avanti. Ironia a parte, sarebbe meglio che le autorità di polizia non dormissero su casi come quelli accaduti in questi giorni perchè i tempi di Alice nel paese delle meraviglie sono finiti da un pezzo e si rischia davvero qualcosa di brutto, mentre il pentolone della cassa integrazione che non è per nulla certo che arrivi al panettone, infiamma gli animi di chi ha davvero bisogno di essere aiutato e non preso in giro.

Letta così è una notizia che non dà luogo a sorprese considerati gli ultimi dati sulla mortalità delle attività commerciali a Torino di cui peraltro, boutique di via Roma a parte, non si parla mai come qualcosa di cui la città dovrebbe vergognarsi.

Qui a vergognarsi dovrebbero essere quei commercianti che dopo avere affittato per anni negozi di proprietà del Comune di Torino a prezzi calmierati di gran lunga inferiori a quelli di mercato, adesso lanciano il grido d'allarme usando le pagine della stampa locale. Il Comune infatti, attraverso il Fondo Immobiliare indice aste per rinnovare gli affitti e recuperare soldi utili alla sua sopravvivenza con la conseguenza che i cento fortunelli dovranno da domani vedersela con la realtà dura del caro affitto, quello che pagano da sempre tutti i commercianti non raccomandati.

L'associazione commercianti di Torino si schiera con i suoi associati ma dimentica le altre migliaia di attività che l'affitto lo hanno sempre pagato ai privati a canoni di mercato. In più va considerato che la zona di cui si tratta è via Garibaldi e strade adiacenti che sono angoli di privilegio per chi vuole fare affari con una bottega.

Perchè la stampa locale e l'Ascom non prendono un autobus (cosi i torinesi risparmiano) e non vanno a intervistare un qualunque commerciante della zona di Santa Rita piuttosto che della Crocetta ? Ne uscirebbe un interessante reportage...